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Il comandante inescusabile e l'agguato della viltà che ci riguarda tutti

di Pier Paolo Bellini
tratto da Il Foglio - 19 gennaio 2012
Va bene, comandante. Non cè andato, Schettino. Il comandante Gregorio Maria De Falco, della Capitaneria di Porto di Livorno (lo sentiamo tutti) ha ragione: sta dicendo semplicemente quello che si impone alla coscienza come obbligatorio. Alla coscienza duomo.
Schettino deve fare così. E non lo fa. In maniera plateale, vergognosamente evidente al mondo. Con conseguenze terrificanti. Proviamo e riproviamo a trovare giustificazioni. E non le troviamo (anche i più buoni tra noi), se non la più smaccata, umiliante piccolezza delluomo, di quelluomo. Che si è permesso di giocare con patrimoni (vite) di altri, distruggendoli. Per disarmante dabbenaggine. E non basta. Neanche quellultimo sussulto, Schettino! Quello che ti avrebbe permesso di andare a letto, la notte maledetta, e di dire Sono comunque un uomo, perché almeno ho percorso quella dannata biscaggina in senso inverso. Neppure quel gesto riparatore, redentore, forse, in senso inverso al marciume. Uno spettacolo di umiliazione senza appello delluomo, di quelluomo.
Per quel marciume emerso platealmente sulle acque terse del Giglio, Schettino è inescusabile, come ha dichiarato il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio, incarcerandolo. Ha ragione De Falco. Ha ragione anche Verusio. Ma il marciume del moralismo che rigurgita in noi e che sale fino in gola per trovare sfogo e darci serenità, alla fine non è da meno: scaricare il nostro fardello su ciò che è palesemente marcio non è meno umiliante. È un rito liberatorio, primitivo e disumano di gente che ansiosamente lapida, per non essere lapidata. Perché quelluomo è luomo. Cè in ciascuno quelluomo, inescusabile e capace di mentire fino allultimo, possibile atto di redenzione.
E proprio in quelluomo, di fianco, sotto, prima, dopo, tuttintorno alla falsità sputata (va bene Comandante) cè una segreta, silenziosa implorazione, che non riesce neanche a prendere forma, tanto è capacità dimenticata o rifuggita: Perdonatemi. Perdonami. Tu, a cui ho rovinato lesistenza: perdonami. Tu, se puoi, perdona un inescusabile. Si può voler bene a un uomo inescusabile? Si può amare luomo? Perché, quando si ama un uomo, lo si ama così comè. Questo è il dramma eterno: per poter amare quelluomo occorre qualcosa di ultimamente ingiusto e contemporaneamente lunica giustizia desiderabile, quella per la quale saremmo salvati, saremmo amati.
Occorre un terremoto, qualcosa che scombussoli e, nello stesso tempo, realizzi la giustizia. Qualcosa di eccezionale, come un uomo che, nonostante la sua inescusabilità, sia capace di desiderare di fare lunica cosa allaltezza della sua statura: dare la vita per laltro. E al Giglio si è visto anche questuomo. Ma la strada del dono di sé è quella meno percorsa, meno abbracciata. Si capisce: è la meno probabile. E lapidare quelluomo è sempre un modo astuto e umiliante di evitare la porta stretta. Quanto bisogno abbiamo di incontrare uomini vedendo i quali diventi desiderabile dare la vita per laltro, per luomo marcio che comanda e per il bambino innocente che muore a causa sua! Per quelluomo. Quanto bisogno abbiamo di poter dire un giorno, con sincerità: Ho desiderato per tutta la vita poter percorrere quella dannata biscaggina in senso inverso.
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